Quando questo estranio che ho dentro, risiede, non definisce i contorni, si mischiano ippocastani e cinguettii, cosa avrei dovuto fare?
Vietargli d’albergare?
Quale panchina, hai scelto? Al suono dolce delle folate posso se vuoi definirti le emozioni. Quanto hai ancora intenzione di aspettare? Lo sai, che gli occhiali si son divisi in due. Metà lente , metà lente.
Con quale occhi vuoi che ti parli?
Lungo questi argini , si susseguono i volti, i sentimenti, patetici periodi.
Ha davvero scelto? Mi piacciono le panchine in legno , quelle che sono state dimenticate , quelle verdi, quelle a cui manca un asse ed un’altra è spezzata .
Allora mi siedo.
Trasportata da corrente ti chiamo, arrivi e ti parlo.
Credevi forse che saresti stata in me in modo dissonante da come tu sei una sfaccettatura di me stessa?
Lo sono anche le immagini mie che possiedi, sono tue, tue le idee e le sillabe…Sono te.
E mentre il sole cala, mentre questo corpo invecchia e mentre queste parole fluiscono, tu mi parli.
“Quante sono le leghe che un vascello può solcare in una bufera?”
“Credo siano tante quanto i nodi che si legano alle dita, più nodi si son annodati più la velocità rallenta, più si è nell’impossibilità d’agire , di proseguire.”
“Avevi detto che saresti stata ad ascoltarmi, mentre tu non desideri che non chiedere. Statica!
Metà me , metà Laura, non puoi non chiedere: nei hai l’obbligo , per dio , di farmi parlare, di farmi raccontare, di narrami, nell’accezione reale del mio essere!”
“Non credo mi sia possibile in toto, non mi è concesso conoscerti per quello che sei realmente , aimèh, tale prerogativa è data solo a te. Con ciò non eludo il desiderio di volerti sapere, si sa quello che si legge, quello che l’autore ha scritto sul suo testo pubblico…il resto è mio, immaginazione, è deduzione, affetto, il pensarti.
Tu vuoi un rapporto empatico per la sete di giustizia ma questa ti logora e ti screpola mani già legate.
Vuoi sapere realmente di me?
Non credo, mi farebbe piacere, ma non credo possa essere la rotta.
“ Lo vedi come sei fatta è sempre la stessa storia tu credi che non mi interessi nulla di te, che io ti chiami solo per sapere o raccontarti di Laura!”
“Si sono stupida ma sono anche molto realista Michela, quello che realmente può aggiungersi all’idea che hai di me non nega questa chiara e semplice considerazione: se l’uomo è spinto nelle sue azioni da scelte egoistiche, ciò non esclude l’amore ossessivo, Stronza? Si.
Ma se realmente vuoi possiamo anche dichiararci amicizia profonda…Ingannarci.
Stanca sono stanca,
Ti aspetto qui Michela, ora ti ascolto.
lunedì 18 febbraio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



0 commenti:
Posta un commento